Separazione Consensuale – Studio legale Milano

Separazione Consensuale Milano

 

La separazione consensuale – indice:

COME AVVIARE UNA CAUSA DI SEPARAZIONE?

Se si è giunti alla decisione di separarsi dal coniuge, il primo passo da fare è rivolgersi ad un avvocato esperto in materia di diritto di famiglia che vi illustrerà in maniera chiara e dettagliata le varie “strade” percorribili previste nel nostro ordinamento.

Una volta ricevuto l’incarico, il legale – generalmente tramite raccomandata con avviso di ricevimento – comunicherà al coniuge la vostra volontà di procedere con la separazione.

Due “modalita’” PER OTTENERE LA separazione dei coniugi: SEPARAZIONE CONSENSUALE e giudiziale

La Separazione Consensuale  è la tipologia di separazione che intercorre tra i coniugi nel caso in cui gli stessi risultino d’accordo su tutti gli aspetti, sia economici che personali, conseguenti la fine della loro unione matrimoniale (affido della prole, assegnazione della casa familiare, assegno di mantenimento per i figli e/o per il coniuge economicamente “più debole”); qualora, invece, non vi sia un accordo tra i coniugi in merito a tali aspetti e risulta pertanto impossibile addivenire a una separazione consensuale, si fa ricorso alla separazione giudiziale.

SEPARAZIONE CONSENSUALE: LE DIVERSE PROCEDURE

Nel paragrafo “COME AVVIARE UNA CAUSA DI SEPARAZIONE”, abbiamo parlato di diverse “strade” percorribili aventi tutte come finalità comune quella di addivenire ad una separazione di tipo consensuale. Accanto alla procedura tradizionale, infatti, che è quella attraverso la quale i coniugi si rivolgono al Tribunale competente, il decreto legge n.132 del 2014 ne ha introdotto altre due “stragiudiziali” (nello specifico negoziazione assistita da uno o più avvocati e procedura davanti al sindaco quale ufficiale dello stato civile) in alternativa al procedimento “tradizionale”.

SEPARAZIONE CONSENSUALE IN TRIBUNALE: DEPOSITO DEL RICORSO

Il procedimento ha inizio con il deposito in Tribunale di un ricorso contenente i termini dell’accordo raggiunto dai coniugi su tutti gli aspetti attinenti la separazione.

QUALI DOCUMENTI SERVONO PER LA SEPARAZIONE CONSENSUALE?

Il ricorso depositato in Tribunale dovrà essere corredato dei seguenti documenti:

  • estratto per sunto dell’atto di matrimonio, rilasciato dal comune in cui è stato celebrato;
  • stato di famiglia;
  • certificati di residenza di entrambi i coniugi.

LA FASE DINNANZI AL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE

Una volta depositato il ricorso congiunto e i relativi documenti, viene fissata la data dell’udienza in cui dovranno comparire personalmente i coniugi assistiti dai rispettivi difensori. In occasione di tale udienza verrà esperito un tentativo di conciliazione; all’esito negativo dello stesso, “si darà atto, nel processo verbale, del consenso dei coniugi alla separazione e delle condizioni riguardanti i coniugi stessi e la prole” (art. 711, 3° comma).

OMOLOGA DELLA SEPARAZIONE: IL DECRETO EMESSO DAL TRIBUNALE

Affinché l’accordo raggiunto dai coniugi divenga efficace è necessario che questo venga omologato dal Tribunale.

Pertanto, all’esito dell’udienza presidenziale, il Tribunale riunito in camera di consiglio dopo aver effettuato un controllo sulla legalità e sulla compatibilità delle condizioni di separazione così come definite dai coniugi nell’accordo, emetterà un apposito provvedimento che assume la forma del decreto (decreto di omologazione).

SEPARAZIONE CONSENSUALE: COSTI E TEMPESTICHE

Quanto costa una separazione consensuale? È una domanda che naturalmente ci si pone nel momento in cui si prende la decisione di iniziare la relativa procedura.

I coniugi che decidono di rivolgersi al Tribunale territorialmente competente, dovranno versare a titolo di contributo unificato un importo pari a Euro 43,00; a ciò si dovranno aggiungere gli onorari dell’avvocato.

In caso di separazione consensuale generalmente le spese sono compensate tra le parti: ciò significa che ogni parte si fa carico delle spese legali sostenute.

E per quanto riguarda le tempistiche? In quanto tempo ci si separa? Dipende ovviamente da una serie di fattori tra i quali il carico di lavoro del Tribunale adito: generalmente occorrono un paio di mesi per arrivare all’omologazione della separazione.

Separazione dei coniugi e affido animali domestici

Separazione Consensuale Animali DomesticiIn caso di separazione non consensuale, qualora non si riesca a trovare un accordo neanche relativamente alla “sorte” del proprio animale domestico, come si deve procedere?

Sulla questione inerente l’affidamento dell’animale domestico in caso di separazione dei coniugi, il nostro ordinamento nulla prevede a livello normativo; anche sul piano giurisprudenziale, gran parte delle sentenze non si sono pronunciate in materia malgrado la richiesta esplicita delle parti. 

Solo in rari casi, ma esclusivamente in sede di separazione consensuale, il Tribunale ha omologato il verbale di separazione contenente altresì le regole di assegnazione dell’animale domestico.

Recentemente, il Tribunale di Sciacca si è pronunciata sull’argomento rappresentando un precedente giurisprudenziale molto interessante.

La decisione del Tribunale

Con decreto del 19 febbraio 2019, il Tribunale di Sciacca ha assegnato il gatto al coniuge (il resistente) che dalla sommaria istruttoria è apparso assicurare il miglior sviluppo possibile dell’identità dell’animale ed il cane, indipendentemente dall’eventuale intestazione risultante nel microchip, ad entrambe le parti a settimane alterne ripartendo i costi per spese veterinarie e straordinarie nella misura del 50%.

In mancanza di accordi condivisi dai coniugi, afferma il Giudice procedente, è legittimo disporre l’affidamento condiviso dell’animale domestico, sul presupposto che il sentimento per gli animali costituisce un valore meritevole di tutela, anche in relazione al benessere dell’animale stesso.

Decreto 19 febbraio 2019, Tribunale di Sciacca

Separazione consensuale coniugi stranieri. Diritto applicabile in materia di rapporti tra coniugi. Cosa prevede la legge n. 218 del 1995.

separazione consensuale coniugi stranieriLa legge 31 maggio 1995, n. 218 (Riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato) al Titolo III, Capo IV, individua la legge applicabile in materia di rapporti di famiglia.

In particolare:

  • l’art. 29 stabilisce che i rapporti personali tra coniugi sono regolati dalla legge nazionale comune; nel caso in cui gli stessi abbiano diverse cittadinanze o più cittadinanze comuni, i loro rapporti sono regolati dalla legge dello Stato nel quale la vita matrimoniale è prevalentemente localizzata;
  • secondo l’art. 30, i rapporti patrimoniali tra coniugi sono regolati dalla legge applicabile ai loro rapporti personali; tuttavia, gli stessi hanno facoltà di convenire per iscritto  che tali rapporti siano regolati dalla legge dello Stato di cui almeno uno di essi è cittadino o nel quale almeno uno di essi risiede (in tal caso l’accordo dei coniugi sul diritto applicabile è valido se è considerato tale dalla legge scelta o da quella del luogo in cui l’accordo è stato stipulato).

Separazione personale dei coniugi e scioglimento del matrimonio: la disciplina nel diritto internazionale privato.

L’art. 31 della legge n. 218/1995 stabilisce che la separazione personale e lo scioglimento del matrimonio sono regolati dalla legge nazionale comune dei coniugi al momento della domanda di separazione o di scioglimento del matrimonio; in mancanza si applica la legge dello Stato nel quale la vita matrimoniale risulta prevalentemente localizzata.

Nell’ipotesi in cui, continua la norma, tali istituti (separazione personale e scioglimento del matrimonio) non siano previsti dalla legge straniera applicabile, essi sono regolati dalla legge italiana.

L’art. 32 dispone che in materia di separazione personale e di scioglimento del matrimonio, la giurisdizione italiana sussiste, oltre che nei casi previsti dall’articolo 3, anche quando uno dei coniugi è cittadino italiano o il matrimonio è stato celebrato in Italia; tale regola vale, altresì, in materia di nullità e di annullamento del matrimonio.  

Fonte: legge n. 218/1995

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